E’ morto nei giorni scorsi Pietro Citati, scrittore e critico letterario. Aveva 92 anni, probabilmente il suo genio ne aveva abbastanza di vivere fuori dal tempo, senza poterlo più esplorare, penetrare, come aveva fatto nel corso della sua vita, restituendocelo sempre perfettamente integro, puro, affascinante. Se la vita di ognuno di noi è un viaggio il suo è sempre stato intenso e sorprendente.
Per la sua scomparsa non ci sono state grandi commemorazioni, solo pochi “coccodrilli” di circostanza. Sui social nessun piagnisteo, nessun ricordo, nessuna sua frase illuminante, neanche un GIF pazzerello. Non ci si può sbagliare. Il mondo dei social è rimasto distante anni luce dall’eleganza del suo pensiero, dalla vivacità del suo orizzonte culturale, da un modello di vita dove la fatica dell’apprendimento era anche sollievo e godimento. Lavorava sulle parole con una attenzione maniacale ed un piacere assorbente, voluttuoso. La profondità delle sue analisi, raffinate e suggestive, toccavano le corde più vibranti dell’animo umano, ne suggellavano il valore e ne irrobustivano la consistenza. Era uno dei pochi scrittori che ha fatto conoscere la letteratura interpretandola e divulgandola in modo tanto ampio quanto minuzioso. Era un vero privilegio comprendere Kafka, Proust, Tolstoj, Manzoni attraverso le sue raffigurazioni puntigliose e coinvolgenti. Citati andava oltre il racconto, ne spiegava l’origine, la visione, il fine. Si spingeva oltre l’intenzione dello stesso autore, lo sopravanzava, lo accresceva, ne coglieva gli umori, ne filtrava il sentimento. Faceva in modo che i desideri dell’autore diventassero i desideri del lettore. Le sue erano divagazioni garbate, magnetiche, entusiastiche. Scandagliava e penetrava i personaggi fino alla radice, andava dritto nelle viscere del romanzo per esporlo, per illuminarlo, per esibirlo con uno scrupolo e un dettaglio ancora maggiore di quanto potesse supporre la narrazione dello stesso autore. Nonostante questo, non era mai riuscito a scrivere romanzi, perché, come aveva dichiarato, gli mancavano completamente i doni dell’immaginazione e della visione. Però era un maestro nell’interpretare, raccontando, le cose che altri avevano già raccontato.
Attraverso i suoi testi critici ci siamo avvicinati a comprendere il buffo ingegno di Don Chisciotte, l’angoscia irrisolta di Amleto, la disperazione di Anna Karenina, il peso della condizione umana dei Karamazov. Solo dopo aver letto il suo libro su Goethe ci siamo resi conto della presenza sconvolgente del Faust sull’esperienza umana. Impossibile resistere al suo stile di prosa invitante, colta e asciutta, tipica dei grandi scrittori, e sempre, come ha scritto Paolo di Paolo, in “un italiano bellissimo, sinuoso e avvolgente, in cui l’uso non convenzionale dei due punti somigliava a un timbro”.
Tutto ciò che Citati ha scritto risulta vero, molto più vero del reale. Nelle sue pagine viene svelata una modernità che non ci somiglia, ma che ci attrae e ci seduce sia quando egli propone il panegirico del pomodoro, che insieme al cattolicesimo, diceva, costituisce l’essenza della civiltà mediterranea, sia quando, da fine intellettuale, si oppone all’inarrestabile idiozia che segnala la trasfigurazione dei comportamenti dei contemporanei. Se Umberto Eco una volta richiamava quella massa di imbecilli che scrivono sui social credendosi tutti premi Nobel, non da meno Citati descriveva, con arguzia e ironia, quel vezzo nauseabondo di visitare i Musei come fossimo tutti una banda di motociclisti, citando il degrado del Louvre ormai diventato “un’industria, una fortezza, una cittadella, una Bastiglia, un ministero, una Zecca, uno stadio, una stazione, un aeroporto, una reggia, un lager”. Personalmente ho amato così tanto la sua prosa che quando ho concepito il mio minuscolo blob di lettura ho preferito inserire sulla pagina principale una sua citazione presa da un proverbio arabo: La lettura supera la vista. Attraverso la lettura di un testo scritto la nostra mente riesce a collegare tempi e luoghi diversi, fa confronti, sogna, incrocia pensieri, vaga all’infinito. Diversamente dalla vista, con la lettura si può osare l’impossibile, andare con lo sguardo oltre l’ignoto, superare con l’aiuto delle parole i nostri limiti umani. Se non avessimo letto l’Infinito di Leopardi difficilmente avremmo potuto immaginare la bellezza e la magia che si trova oltre la siepe. Non ci saremmo mai sforzati di prendere il volo per raggiungere mete che invece con la sola vista ci sarebbero state precluse. I libri, ripeteva Citati, concentrano in sé tutto ciò che la vita umana ha di più prezioso. Con il suo garbo e la sua sensibilità di uomo e di letterato ci ha spesso aiutati a diradare le nebbie e far brillare le stelle di un romanzo, regalando anche noi, semplici lettori, il piacere di partecipare all’impagabile mistero dell’avventura umana.

