Se vince Renzi, sostiene Egidio Zacheo in un articolo pubblicato di recente su questo giornale, il PD scompare. E con esso andrebbe in default quasi automaticamente ciò che resta della sinistra riformista nel nostro paese. Renzi sembra antitetico al PD,
in quanto interprete di un progetto politico incentrato sul nuovismo e sul giovanottismo più ambizioso e sprezzante, ed anche per questo, considerato vacuo e ostentato, senza caratura culturale, e pieno solo di rimandi mediatici e parole d'ordine che iniziano a stancare; tutto questo in netta contrapposizione con i vecchi o nuovi partiti di massa cresciuti e radicati sul territorio i cui concetti e valori provengono da un'antica tradizione socio-politica.
Se vince Renzi insomma si scompaginerà il panorama politico italiano: preoccupazione, nel profondo, legittima e di buon senso, difficile da controbattere. E difatti questo è l'interrogativo più presente nei dibattiti interni alle sedi del partito democratico e che più assilla, in forme molto appassionate, la vasta area di elettori non iscritti, come me, o semplici simpatizzanti la cui decisione finale di voto del resto risulta quella determinante nei risultati elettorali.
Tuttavia si potrebbe provare per un momento a rovesciare questa inquietante prospettiva, considerata tale solo per alcuni naturalmente, e pur assumendo come altamente probabile la vittoria di Renzi e la scomparsa del PD, bisognerebbe chiedersi con estrema sincerità: e se servisse proprio Renzi a far rinascere il PD? Se fosse la sua presenza in grado di rispolverare gli entusiasmi dei suoi albori proiettando definitivamente il PD come punto di riferimento esplicito della sinistra italiana, capace di trascinare e scaldare il cuore di milioni di persone ancorandole in un progetto di riforma progressista di grande spessore della società italiana?
Provo a riflettere in modo sereno e realistico sugli ultimi accadimenti politici. A partire dall'ultima campagna elettorale persa (almeno dal punto di vista politico) davvero in modo magistrale e, a seguire, le consultazioni con M5S in streaming digerite con molto malessere e un triste sorriso di commiserazione; poi è arrivata la carica dei 101 contro Prodi (già presidente del PD) che è stato uno degli episodi più amari e rivoltanti da smaltire; ancora si è concesso alla destra berlusconiana di averla vinta sull'abbattimento dell'Imu pur sapendo che nel programma del PD si è sempre insistito sulla sua rimodulazione e che non facendo pagare il tributo a tutti si avrebbe sicuramente favorito i ceti più ambienti; di recente si è incrinato il rapporto di fiducia con il governatore della Sicilia Crocetta dopo aver sostenuto per anni, e con grazia e senza fiatare, il politico Lombardo accusato di associazione mafiosa, mentre ancora ci si continua ad azzuffare sulla data del congresso e sulle regole delle primarie. E come non bastasse ci è piovuta addosso una crisi di governo che trova il PD naturalmente impreparato ed incredulo.
Ma allora perché il PD e la sinistra riformista dovrebbero vincere? Se non tiene botta neanche sui temi cardini della propria identità culturale come l’ecologia e la moralità. Dopo aver visto l'atteggiamento poco entusiasta assunto da parte dei rappresentanti politici e dei sindaci del PD nei confronti del nuovo Piano paesaggistico presentato dalla Regione Puglia, visibilmente incerti nel sostenere con intransigenza le ragioni della tutela ambientale contro soluzioni dilatorie e di compromesso che hanno provocato nel corso degli anni la distruzione del nostro territorio (una distruzione che continuiamo a chiamare crescita); e dopo aver ascoltato le intercettazioni telefoniche della soave governatrice dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti sperperare con i suoi comportamenti quella che dovrebbe essere giustamente ritenuta una delle bandiere più limpide e altamente rappresentative della sinistra: quella della moralità.
E’ mai possibile allora che questo PD sia rimasto ormai senza scuse, oppure siamo noi che non siamo più nella linea e insistiamo ad avere un'idea romantica e nostalgica del partito illudendoci ogni volta che il riscatto e la rinascita siano a portata di mano, ed ogni volta, invece, siamo qui ad elaborare lutti ed esternare giaculatorie per i risultati sempre deludenti e per l'incapacità di questa classe dirigente di scegliere il meglio per sè e per gli altri? Se non si esce da questa contrapposizione lamentosa e ossessiva tra i puri e gli infedeli davvero Renzi l'avrà vinta ed il PD avrà i giorni contati o forse riuscirà, come ci si augura, ad imprimere nuovi impulsi di idee e di opportunità al partito, ma la difficoltà più grande in questo momento mi sembra quella di doverci convincere che stiamo assistendo ad una lunga e inarrestabile agonia politica e che la sola speranza che ci resta oggi, che non somigli ad una ennesima suggestione, deve necessariamente palesarsi in una clamorosa e definitiva svolta epocale.
E, per questo, serve da parte nostra più coraggio.

