PD formato streaming. Uno dei pochi meriti del M5S è quello di averci mostrato "in chiaro" quello che nella nostra politica è sempre stare tenuto tenacemente oscurato e criptato. Non conoscevamo direttamente quello che avveniva nelle segrete stanze del potere;
ci siamo sempre orientati tramite dettagliati resoconti giornalistici del giorno dopo con qualche sfumatura di immaginazione e di faziosità abbiamo ricostruito gli incontri tra i partiti chiedendoci con quali parole e con quali gesti venivano combinate le alleanze di governo, con quale tecnica dialettica, con quali ammiccamenti, promesse o proposte inderogabili, comprese quelle condizioni assolutamente da evitate perché altrimenti il nostro elettorato non capirebbe ...
Ora, non per fare l'elogio della diretta streaming, se non altro per la noia ed il languore soporifero che essa dipana, ma la novità di una visione non filtrata della realtà può senza dubbio stimolare elementi di giudizio e di riflessione sui fatti politici e sui loro protagonisti che un riassunto tardivo non potrà mai cogliere e far risaltare. Si continua a discutere inevitabilmente sul dramma scoppiato all’interno del PD e sulla sua divisione interna dopo la difficile gestione degli ultimi avvenimenti politico-istituzionali eppure rivedendo e riesaminando i due incontri trasmessi in streaming tra il M5S e il PD è possibile non solo arguire le cause e le motivazioni, ma anche analizzare attraverso il comportamento dei due protagonisti, Bersani e Letta, le spie più limpide dove si palesa tale divergenza che è prima di tutto ideologica e di finitura culturale prima che di impostazione politica. Perché è sembrato evidente la diversa sostanza interpretativa che dello stesso partito hanno dato Bersani e Letta nelle due dirette, e questo prescindendo dalla loro personale e riconosciuta caratura politica.
Bersani, l’ex comunista, ha esposto le sue intenzioni ed il suo progetto con puntiglio e precisione, facendo trasparire però una modalità di espressione molto imbarazzata e a tratti persino goffa. Bersani è uno degli ultimi prestigiosi esponenti di quella scuola efficientista, legata alla orgogliosa rappresentazione del partito come mezzo perpetuo a cui vanno piegati i fatti e le circostanze; il partito che tutti guida e che tutti avvolge, che incalza e che esprime le migliori tattiche e le più improbabili verità a cui assoggettare l’interlocutore e da cui non si può prescindere.
Bersani si è presentato all’incontro poco interessato a sentire la versione del M5S ma principalmente per esporre la propria ritenendola sicuramente più avanzata e corretta. Era lì per dare una lezione ai discepoli, era lì sembrava per caso, di passaggio, per promettere la realizzazione di un pacchetto a “data certa” ignorando che per vent’anni ne lui né il suo partito si sono davvero spesi per realizzarlo; era lì per dire: ”vi tengo avvertiti…” ed infine in un attimo di spazientito disinteresse ha concluso profeticamente ”non vorrei che dal tempo in cui le cose si possono fare dovessimo passare al tempo In cui avremmo potuto farle"; perché il rinnovamento come fine è legittimo e sacrosanto ma il mezzo più giusto per realizzarlo non può essere che il mio e del mio partito.
Letta si è presentato in modo differente. Letta l'ex democristiano, il buonista preparato e cortese, proveniente dalla scuola del compromesso e dell'ecumenismo, del confronto continuo e soprattutto dell'ascolto di altre voci, dì altri progetti da portate a sintesi, per farli fare un passo avanti; dichiara che non ha come obiettivo quello di cavalcare l'onda "a tutti i costi” ma quello di sperimentare strumenti nuovi c innovativi utili per costruire un consenso più ampio. La sua presenza in streaming suona fresca, perspicace e mai adulatrice agli occhi dell’avversario. E non è solo questione di età, Il suo intento dichiarato e sincero nei confronti dei cugini grillini non è quello dì stanarli con futili tatticismi per dimostrare la loro inconsistenza e insufficienza politica, ma quella di chiederli di scongelarsi per essere anche loro protagonisti del gioco, affinchè, anche separatamente, siano in grado di dimostrare la loro forza ed il loro talento. Perché, ripete: se perdete voi questa partita la perdiamo anche noi.
La differenza di atteggiamento tra i due dirigenti del Pd segnala dunque un diverso ingaggio dialettico con la controparte politica. Il diverso approccio riassume la vera differenza ideale e culturale tra l'orgoglio recalcitrante del vecchio e inservibile partito come strumento ingombrante che non sa essere maggioritario in quanto non include e non legittima ma bacchetta, e la calma dialogante agganciata ai fatti e alle soluzioni da definire con il contributo che ognuno può essere in grado di dare. Sostanza e forma in cammino.
Questi sono i pilastri su cui avviare un percorso di rinnovamento. Parlare agli altri e riconoscerne la propria capacità, apprezzarne il merito, suscitare interesse, sollecitare una reazione positiva anche se non immediata. Scrive Goethe nel romanzo Le affinità elettive: "Non è quando gli altri vengono da noi che li conosciamo. Siamo noi che dobbiamo andare da loro, per scoprire quel che veramente sono".

