Sono passate un po’ sottotono su Rai Uno le due puntate dello sceneggiato su Adriano Olivetti interpretato da Luca Zingaretti. La fictìon televisiva, anche se in forma piuttosto romanzata, e necessariamente succinta, ricostruisce la storia magnifica e impareggiabile di un uomo “nuovo” che immagina ed organizza, con grande audacia per quei tempi angusti del dopoguerra, un progetto di vita sociale anch’esso "nuovo"..
Un progetto di vita sociale le cui fondamenta sono la libertà e la giustizia, ma soprattutto l'elevazione spirituale dell'individuo attraverso la bellezza e la cultura “perché ci rendono liberi e felici". Ma chi era davvero Adriano Olivetti e quale è stato il suo lascito, il suo insegnamento? Un personaggio di tale levatura sembra quasi impossibile descriverlo in modo netto: fu certamente un grande imprenditore per il fatto di essere riuscito ad ingrandire e rilanciare una minuscola impresa artigianale. fondata dal padre Camillo, trasformandola in poco più di un decennio, in una importante azienda di livello internazionale con 35.000 dipendenti sparsi in tutto il mondo.
Definirlo, dunque, un grande imprenditore anche saggio ed illuminato è senz’altro vero, ma resta comunque un’imbarazzante approssimazione; perché Adriano Olivettì. fu anche intellettuale, politico, editore, sociologo industriale e soprattutto sognatore, ma di una specie rara, cioè di chi credeva nella capacità :salvifica dei sogni a condizione dì sforzarsi di realizzarli tutti i giorni, con coscienza e dedizione, senza mai farsi contaminare dalle becere argomentazioni conservative irradiate dal pensiero dominante. Se egli fosse stato un semplice idealista, come il frate domenicano Tommaso Campanella autore della visionaria Città del Sole, non avrebbe:avuto un grande seguito, ma solo delle interessanti e dotte citazioni; Olivetti invece. riuscì in vita a realizzare, se non proprio tutti, gran parte dei suoi sogni, costringendoli ad uscire dal proprio cassetto.
Questa la sua vera grandezza: rendere concreta l’utopia, possibile l’impossibile, quotidiana la straordinarietà inseguendo il suo straordinario sogno industriale senza compromessi e senza fronzoli dialettici ("lo penso la fabbrica per l'uomo, non l'uomo per la fabbrica”) includendolo in un più vasto progetto di società aperta e pronta all’innovazione; una società più giusta e democratica, una società In cui "una fabbrica non può guardare solo all'indice dei profitti" che invece deve utilizzare per contribuire allo sviluppo e al benessere della propria comunità, in cui l'uomo tramite il lavoro possa crescere e migliorarsi, coltivare ed affermare il proprio talento, uscire dal degrado e dalla mortificazione perenne.
Oggi diremmo, alla nostra maniera ormai arcaica, che la storia imprenditoriale di Adriano Olivetti è una storia di successo. Ma facciamo fatica a comprenderne sino in fondo i motivi che l’hanno determinata, forse perché non riusciamo più a percepire la loro vera essenza. perché oggi avere successo e creare valore sono paradigmi legati piuttosto all'egoismo e alla
scaltrezza individuale, all'esasperato appagamento e all'ostentazione personalistica che in molti casi sono agli antipodi dei solidi valori .di civiltà e di progresso sociale presenti nella mente di Olivetti, per il quale il successo non era davvero determinato solo dai soldi e tanto meno dalla ricchezza.
. Egli diceva: una città dove è l'uomo e non il denaro il centro! Ai suoi occhi oggi apparirebbe senz'altro incredibile immaginare quante energie, quanta fatica, quanti profitti siano stati sperperati in nome di un modello di sviluppo arrembante e privo di scrupoli, per farci precipitare in una delle più spaventose crisi sociali ed economiche della nostra storia contemporanea e dopo aver lasciato sulla propria strada sprechi finanziari, malversazioni private ed umiliazioni collettive sotto forma di disastri ambientali e povertà decuplicata. Adriano Olivetti ancora oggi ci avrebbe intrattenuto sulla ineluttabilità di una crisi gestita con gli stessi mezzi e con gli stessi fini miopi e inconcludenti e che la vera modernità non può prescindere dalla persona, dai suoi desideri, dalle sue aspettative e dalla sua felicità. con l'auspicio di non far morire mai i propri sogni. 'Infatti una società di uomini infelici che razza dì società è?

