Se vogliamo che i nostri bambini diventino adulti sani e felici, sostiene Victoria Prooday, educatrice e studiosa dell’infanzia, dobbiamo tornare ai fondamentali. E’ noto infatti come siano in aumento i disagi psicologici nei bambini, stati d’ansia e disturbi dell’umore. Ma poi cosa significa veramente tornare ai fondamentali? Nel passato, anche recente, il percorso formativo non somigliava certo ad un esercizio precisamente idilliaco, anzi era accompagnato spesso da sonori schiaffoni e pianti soffocati.
Tuttavia il bambino, oltre all’insegnamento domestico poteva contare su un cordone affettivo allargato e avvolgente, di prossimità, i cui valori, solidi e inalienabili, contribuivano a forgiarne il carattere e a delinearne la personalità. I bimbi non si sentivano mai soli. Non era poi tanto inconsueto ascoltare il racconto di una storia davanti al focolare o la lettura di una fiaba prima di addormentarsi. Di certo le fiabe, costruite per sollecitare la formazione di una salda identità, potrebbero, a ragione, essere considerate uno di quei fondamentali andati persi, se non fossero state ampiamente sostituite dal maneggio quotidiano dei tools tecnologici. Resta però una significativa differenza tra il mondo fiabesco e il mondo della rete: uno luminoso, l’altro opaco; uno riflessivo, l’altro sbrigativo, uno ordinato l’altro disordinato, un disordine non solo mentale, ma anche e soprattutto morale. Tuttavia sin dalla tenera età i bambini mostrano una abilità insospettata nell’uso della tecnologia, mentre hanno difficoltà a comprendere i significati di una storia che invece richiede attenzione e impegno. Nelle fiabe il bambino, identificandosi nella figura dell’eroe, accetta di affrontare imprevisti e superare ostacoli rendendosi conto dei problemi reali dell’esistenza, e forse crescendo, avrebbe più possibilità di distinguere e smascherare la natura ingannevole e nociva del web, raffigurandola simbolicamente nelle trame minacciose e arcigne della matrigna o nello sguardo turpe del lupo cattivo.
Nella fiaba - Le tre piume - dei Fratelli Grimm si racconta di un re ormai anziano che deve decidere a quale dei tre figli lasciare il Regno. Per questo li sottopone ad una prova: chi mi porterà il più bel tappeto sarà il mio erede. Così fece volare in aria tre piume ed ognuno dei tre figli ne seguì la traiettoria. I due figli più grandi considerati da tutti svegli e intelligenti, giudicando l’altro fratello un po’ grullo, poco sveglio, decisero di non perdere molto tempo alla ricerca di un tappeto decente, tolsero dalla spalla di una pecoraia un mantello sporco e lacerato e lo portarono al Re. Il terzo figlio invece seguendo la sua piuma arrivò in un posto isolato dove c’era solo una piccola botola per terra. Decise di aprirla e discendere le scale. Si trovò di fronte ad un rospo gigantesco a cui si rivolse chiedendogli di aiutarlo a trovare un tappeto bello e sottile. Il rospo non ci mise molto a procurargli uno splendido tappeto e al Re non rimase altro da fare che assegnargli il Regno. Gli altri due fratelli, disperati, non si diedero pace e supplicarono il Re di sottoporli ad un’altra prova. Allora il Re decise che chi avrebbe portato l’anello più bello avrebbe ereditato il Regno. Come l’altra volta i due fratelli più scaltri non ci pensarono su, scipparono da un timone arrugginito un anello e lo portarono al Re, mentre il figlio più piccolo tornò di nuovo dal rospo che gli consegnò un anello bellissimo degno del miglior orafo del pianeta. Di nuovo i figli maggiori piagnucolarono ed il Re a quel punto decise di concedere un’altra prova, cioè quella di portargli la donna più bella. Anche questa volta i fratelli più grandi, sottovalutando l’ingegno del fratello minore, si fermarono a raccattare le prime due contadinotte del luogo e le portarono al Re. Il figlio più piccolo invece si precipitò nella botola e pregò il rospo di trovargli una donna bellissima. Così accadde che il rospo fece trainare una zucca da sei topolini. Poi prese uno dei rospetti e lo mise nella zucca che, immediatamente, si trasformò in una splendida carrozza. I sei topolini si trasformarono in cavalli ed il rospetto divenne una bellissima fanciulla. Di fronte a questa ennesima, stupefacente, prova il Re proclamò erede il suo figlio minore.
Nelle fiabe trionfa sempre chi sceglie la strada migliore, quella più giusta, senza farsi deragliare su strade improvvide e improvvisate. Il figlio piccolo non ha la necessità di andare troppo lontano dal luogo di partenza, ma usa l’arma della riflessione, scandaglia nel profondo, si cala con coraggio nella botola come se volesse ricercare dentro se stesso la soluzione del problema. Pur di riuscire nell’impresa chiede aiuto ad un rospo, un animale goffo e orrendo, accetta di sporcarsi le mani. Si fa padrone del proprio destino. Si coglie il comportamento superficiale, sprezzante, vagamente saputello dei suoi fratelli concorrenti, che simbolicamente rimanda al mondo volatile e approssimativo del web che non abitua a ragionare con la propria testa, a confrontarsi con la realtà, a mettersi in gioco. Avrebbero dovuto accettare i propri limiti, far tesoro dell’esperienza, ma non ci riescono, non sono più abituati. Hanno sempre navigato in superfice, e frettolosamente, come accade in rete, per questo ripetono sempre lo stesso errore.

