2016

Di recente, tra le pagine di un romanzo ho letto questa frase: dicono che la felicità si trova nelle piccole cose, sapeste l’infelicità.  E’ sempre preferibile rammaricarsi del proprio destino con una punta di gioiosa leggiadria, scherzandoci sopra.  Anche l’incertezza si annida nelle piccole cose, nelle mille sfaccettature quotidiane, si insinua nella mente delle persone come un fastidioso batterio, frenandone l’impulso creativo, fiaccandone il vigore determinandone gli umori e il sentimento.

Piuttosto l’infelicità appartiene più alla sfera individuale,  in quanto dimensione dell’anima, non esiste una sua funzione graduata o frazionabile (o si è felici o si è infelici) ed il suo grado di intensità viene percepito con una frequenza costante nel corso del tempo anche se si avverte in modo occasionale (gli uomini del medioevo erano felici o infelici allo stesso modo dell’uomo post-moderno); l’incertezza, invece,  è uno stato d’animo con tonalità differenti disegnate su una scala di assimilazione mentale che può aumentare (piuttosto che diminuire) perché è più strettamente legata al  nostro livello di  consapevolezza interiore.  L’incertezza si specchia nella nostra esistenza come rappresentazione o conseguenza della realtà sociale e della sua evoluzione. Più si conosce più si afferma l’incertezza.
Sembra non ci sia parola più scambiata nel lessico contemporaneo e non c’è sensazione più riconoscibile in individui sempre più perplessi e insicuri di fronte alla trasformazione continua del mondo circostante, soggetti passivi, inermi, incapaci di comprendere appieno gli eventi, sorpresi dalla difficoltà di orientare dentro una esistenza tranquilla la relazione con il mondo esterno.
Esistenze disorientate, come mai era successo dal dopoguerra,  che sfociano nel deprezzamento dell’oggi e nella diffidenza del domani sempre più sfuggente e insondabile; l’incertezza penetra come umore maligno e impalpabile anche nelle cose più semplici, private di simboli e valori primordiali che restano ai margini,  sbriciolandosi in un subbuglio che frastorna, che annienta quel poco di identità che si sperava aver raggiunto: e così nella scelta del cibo, nella scelta di un abito, di un percorso,  nel modo di approcciarsi all’amore, al matrimonio, all’amicizia, al rapporto con il vicino, per non parlare del cruccio frustrante nel pensare al futuro dei figli, della confusione che segna i loro e i nostri occhi, sempre più perplessi e tentennanti.
Il sociologo Bauman ha dedicato un intero libro sul tema dell’incertezza mettendone in luce le cause e gli effetti sociali deformanti che provoca, immaginando anche modalità di intervento per riuscire almeno ad attenuare i riflessi più macroscopici di turbamento e assuefazione; in realtà le stesse cause descritte nel libro si sono amplificate negli ultimi vent’anni, con il progredire del tempo, lasciando dolorosi strascichi, come cicatrici tumefatte, nella vita delle persone.  A partire dalla crisi dell’ordine mondiale fondato sulla presenza dei due blocchi che bilanciandosi domavano la paura di una nuova guerra, dando tranquillità alla comunità internazionale, sino alla recrudescenza delle tensioni sul tema degli stranieri il cui impatto sull’incertezza è cresciuto a dismisura assieme all’atroce prosecuzione di naufragi, cadaveri in mare, ondate di profughi, per finire nella turbolenza comunicativa con il mondo “estraneo” dell’Islam.
E poi la scomparsa del lavoro o, se vogliamo, la sua definitiva mutazione in occupazione temporanea, pervasa di precarietà, motivo di incessante apprensione che rende le persone sempre più fragili e  vulnerabili, togliendole la possibilità di fare progetti a lunga scadenza per sé e per la propria famiglia, impoverendo un mondo del lavoro dove la preparazione e la fatica non servono più, minacciati di essere scaraventati  arbitrariamente fuori con umiliazione e senza preavviso, facendo piombare improvvisamente nel panico migliaia di persone.

A questo si aggiungano le recenti politiche dell’austerità che stanno sistematicamente ridimensionando la spesa sociale asciugandola dei suoi contenuti solidaristici e di protezione, lasciando alla sola disciplina del mercato e al potere della finanza, lucida e spietata, che tutto regola e tutto sa prevedere, le soluzioni dei mali che essa stessa ha provocato,  pensando di poterne uscire con la più terribile delle strategie economiche cioè abbattendo il welfare così faticosamente costruito nei decenni scorsi. Ciò, come annota Luciano Gallino in “Il denaro, il debito e la doppia crisi”, per accontentare ancora una volta la classe dell’1% e confinando progressivamente nel buio del dimenticatoio i diritti e la salvaguardia della restante parte di popolazione.

L’incremento delle disuguaglianze è la diretta conseguenza di questa strategia e amplifica oltremodo la percezione dell’incertezza in quanto impone lo scivolamento verso il basso di individui la cui sofferenza non è prevista dal modello perseguito dal mercato e dalle sue regole.  Nessuno di questi fenomeni purtroppo è stato affrontato in modo adeguato se le preoccupazioni e il malessere sociale persiste anzi si estende con l’accelerazione di altri affanni, per così dire, di nuova generazione come le crisi ambientali e i timori non certo trascurabili ad esse legate.
Se l’incertezza aumenta vuol dire che gli esseri umani dovranno rinunciare sempre più al proprio livello di felicità e di soddisfazione perdendo per strada pezzi di libertà individuale, perché il piacere di scegliere liberamente viene meno con il crescere della paura e dell’angoscia. Freud ha trattato questo argomento nel “Disagio della civiltà” osservando che la libertà personale, in assenza di certezza, perde di valore anch’essa, sprigionando energie negative e difficili da gestire proprio perché è complicato comprendere la reazione delle persone insoddisfatte e perennemente disorientate, al punto che potrebbero sorgere seri pericoli nell’affrontare tali restrizioni e per questo se non si interviene “..bisogna rassegnarsi a serie perturbazioni.

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La lettura supera la vista

Gli scrittori arabi dicevano che un libro è il migliore e più sicuro amico, collega ciò che è lontano a ciò che è vicino, il passato al presente: il lettore si ferma di continuo in quel che legge con un'attenzione permanente; mentre chi si accontenta di guardare, anche a lungo, non si arresta a nulla. Ecco perchè "la lettura supera la vista" dicevano gli arabi.
(Pietro Citati)

 
 
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Carmelo Zaccaria

Il libro scritto da Carmelo Zaccaria "Il Potere del web - la Potenza delle fiabe" è stato ripubblicato in una nuova edizione dalla Casa editrice "Il Convivio" 

 

  

In questo libro analizzo e metto a confronto modelli di comportamento e reazioni emotive che animano il bambino nella costruzione della sua personalità, a seconda che siano influenzati dal web o dalle fiabe.

Tra il mondo virtuale dei Bit ed il mondo magico delle fiabe non sembra esserci spazio di condivisione o di compromesso. Oggi certamente la comunità digitale sembra esprimere un approccio mentale più evoluto e innovativo, rispetto ad una concezione ritenuta retrograda delle fiabe, se non fosse che sta delegando le potenzialità dell’intelletto umano ad una macchina. Ed inoltre ritengo che certi valori come l’umiltà, il coraggio, la semplicità, la generosità, l’altruismo, che sono preziosi punti di riferimento del mondo fiabesco, dovrebbero essere maggiormente riconsiderati dal punto di vista pedagogico.

Ce ne sarebbe un gran bisogno, considerate l’inquietudine e la deriva sociale di cui sono vittime gli adolescenti di oggi. Mettere d’accordo il mondo digitale con il mondo delle fiabe, farli convivere, trovando i modi e i tempi giusti di influenzare positivamente, ognuno per la sua parte, lo sviluppo psicologico del bambino, anche se può apparire arduo, è tuttavia uno sforzo supremo che va tentato.

 

 

 

Il racconto di dieci anni di storia

Si intitola “Il tempo migliore – divagazioni sul presente irresistibile e artificioso” il volume di Carmelo Zaccaria uscito per i tipi della Scorpione Editrice. Si tratta di una raccolta di articoli che l’autore ha scritto sugli eventi che hanno segnato l’ultimo decennio.