L’ostacolo più difficile da superare per riuscire ad invertire gli effetti devastanti del riscaldamento climatico è l’erronea convinzione della politica nel considerare la sostenibilità dei territori più un onere burocratico che, piuttosto, un indifferibile traguardo da raggiungere puntando inequivocabilmente sulla transizione verde.
Da questo punto di vista la scelta di dare valore strategico alla forestazione urbana sembra esemplare. Se, ad esempio, piantare un albero significa sostenere un costo rilevante, bisogna anche chiedersi: costa tanto rispetto a che cosa? Perché se l’obiettivo finale è quello di creare una società a basso impatto climatico non esiste al mondo un investimento meno costoso e più produttivo di mettere a dimora un albero, che rimane l’unico dispositivo di raffreddamento passivo capace di abbattere la temperatura a costo zero, soprattutto se poi lo confrontiamo al costo di un condizionatore per ogni classe scolastica. Gli alberi non sono un lusso estetico, non vanno pensati come un ornamento, ma come un investimento alternativo efficiente, economico e redditizio che ravviva e protegge l’ecosistema, umanizza e dà valore al proprio territorio. Se invece la finalità è quella di rattoppare una stradina con nuovo asfalto o preferire abbattere gli alberi di un marciapiede piuttosto che risistemare le tubature sotterranee che nuocciono alle sue radici, allora l’obiettivo è un altro, e piantare un albero, in quel caso, diventa davvero costosissimo.
Per capire se un investimento è profittevole bisogna sempre confrontarlo con la migliore delle alternative possibili. Questo concetto in economia si chiama benchmark, cioè l'indice di mercato usato come metro di confronto per capire se il portafoglio sta ottenendo buoni risultati. Ogni volta che si prende una decisione finanziaria, che si decide come spendere i propri soldi, si rinuncia automaticamente ad un rendimento che si sarebbe potuto ottenere, ma che si è perso scegliendo un'altra opzione. Nel bilancio tradizionale di un Comune o di una Regione, asfaltare una strada o rifare un marciapiede viene considerata un'ottima allocazione del capitale (genera consenso immediato, è visibile, migliora il paese dal punto di vista estetico). Ma in una fase di clima impazzito, quel marciapiede o quella strada sono infrastrutture deperibili: un'alluvione lampo o una bomba d'acqua distruggono l'asfalto in tre ore. Le ondate di calore a 45 gradi sciolgono il bitume e creano isole di calore invivibili trasformando persino un parco giochi in un deserto di plastica rovente dove i bambini non possono entrare da maggio a settembre. L’albero viene registrato in bilancio come una "Spesa di Consumo" (compro la pianta, pago l'operaio per innaffiarla, ho un'uscita di cassa), invece andrebbe classificato come una Infrastruttura Verde, iscrivendola nella parte alta dell’Attivo di uno stato patrimoniale perché essendo un’opera di natura pluriennale non solo produce effetti positivi con la sua ombra, ma aumenta il suo valore man mano che la sua chioma cresce.
Un progetto che preveda lavori di costruzione di nuove infrastrutture, tipo marciapiedi, piazze o monumenti, basate su standard termici obsoleti, cioè secondo un benchmark tradizionale, renderebbe il paese temporaneamente ordinato e più bello, ma secondo un benchmark climatico avrebbe un rendimento negativo perché al primo evento estremo l’infrastruttura si sgretolerebbe e quindi l’Ente pubblico dovrebbe spendere altri soldi per riattivarlo. Al contrario se un progetto prevede una de-impermeabilizzazione dei suoli, la piantumazione massiva di alberi per il fresco oppure vasche di raccolta di acque piovane, avrebbe un rendimento formidabile e farebbe da argine alle alte temperature. Se continuiamo a usare come benchmark i vecchi indicatori di spesa pubblica, andiamo dritti verso il default sociale e ambientale, oltre a morire di caldo.
Ogni volta che un amministratore dice "non ci sono soldi per l'ambiente", sta accendendo un mutuo a tassi usurai con il clima. La natura presenterà il conto dei mancati investimenti sotto forma di asfalto distrutto, condutture saltate e cittadini esausti. E quel conto andrà pagato subito, senza possibilità di rateizzazione.

