Il Potere e la Potenza nel linguaggio comune sono pensati come concetti simili; fenomeni che a volte si incrociano e si sovrappongono in una relazione organica dove l’uno determina l’altro, oppure si trasforma nell’altro. Nella sua forma peggiore il Potere ricorre alla forza e alla coercizione (con le buone o con le cattive) per esercitare un’autorità e per regolare, secondo il proprio interesse, il comportamento altrui. Non richiede consenso, ma solo obbedienza; si sottrae al controllo ed è insofferente verso ogni giudizio esterno. Nell’epoca tecnologica, pur di sopravvivere, falsifica la verità, mescola i fatti, smacchia a suo piacimento la realtà. Se guidato da un Ego sconfinato, come accade sempre più spesso, finisce per andare incontro ad un destino infausto, già segnato. Se il Potere non trasforma se stesso si logora, si sgretola e va inesorabilmente a schiantarsi di fronte a resistenze che non riesce a governare.
Tuttavia se il Potere si rigenera, se viene illuminato dal sapere, se si nutre di nuova linfa, allora si evolve in Potenza, cioè in una nuova capacità di essere, di espandersi, di diventare valore universale. La "volontà di potenza", diceva Nietzsche, è la spinta a superare sé stessi, ad affermarsi, a maturare una identità per sé e non per dominare gli altri. In questo senso i due concetti possono essere considerati distinti se non opposti, come accade nel confronto tra digitale e fiabe. Conosciamo il potere del web come incondizionato, assoluto, senza limiti, un ospite convocato e fatto accomodare nelle nostre case, senza forzature, restandoci da padrone, imponendo alla nostra mente un dominio seducente e dispotico. Ci suggerisce cosa fare, come comportarci, cosa pensare. Il web richiama alla mente il concetto di schiavitù volontaria reso celebre da Étienne de La Boétie nel XVI secolo, indicando la tendenza paradossale dei popoli a sottomettersi, per abitudine, per convenienza, per pigrizia, spontaneamente, al dominio di un tiranno, senza opporre alcuna resistenza, anzi compiacendosene. Gli individui da sempre preferiscono restare nella loro beata schiavitù, ciò che Recalcati chiama “Pulsione Securitaria”, che tende a rigettare l’angoscia della libertà nel nome di una vita garantita e protetta (scelta che si manifesta nelle masse alle origini dei regimi autarchici). Dunque la spinta a conservare la propria vita prevale su quella protesa ad allargare il suo orizzonte. Resta il fatto che il web ha assunto oggi un potere così invasivo e totalizzante da cui non possiamo sottrarci e con cui bisogna fare i conti. Le fiabe invece aiutano i bambini a seguire la propria strada, a pensare con la propria testa, a inseguire il proprio desiderio, a costruirsi un identità. Le fiabe sono la vita, i mattoni su cui è costruito il nostro mondo. Mentre il web fa sparire il mondo, le fiabe lo definiscono e lo spiegano. Se il web esercita un potere oscuro sulle persone, limitandone la propria capacità di pensiero con una presenza asfissiante, le fiabe sono un volano, un acceleratore di maturazione individuale. Ecco perché le fiabe sono potenti. Spinoza intendeva la Potenza come il diritto del singolo di spingersi oltre le sue capacità, quello di affermarsi e di emanciparsi, diventare motore autonomo dei propri comportamenti, delle proprie azioni. Più capisci la realtà, più la tua potenza aumenta. Non ti senti costretto dentro un ingranaggio vessatorio esterno, ma sei libero di decidere e di agire secondo conoscenza. La potenza delle fiabe sta proprio in questa esortazione a diventare sostanza, a pensare in modo critico, a costruirsi un destino, diceva Calvino. Mentre il Potere tende alla propria conservazione, ad un dominio statico, autoritario, la Potenza produce effetti, provoca mutamenti, genera vita.

