
Il dolore unito all’angoscia che ancora persistono dopo i fatti tragici avvenuti nel pub-bar Le Constellation di Crans-Montana sono sentimenti alimentati nell’animo della gente dall’unanime disappunto per l’imperdonabile menefreghismo di cui si sono macchiati i proprietari del locale, per la loro spropositata bramosia di raggiungere vette sempre più imperdibili di profitto, così imitando la spavalderia tipica del business vacanziero.
Tuttavia ciò che più turba la coscienza collettiva è l’imprudenza e la palese sprovvedutezza dei giovani partecipanti al tragico festino di fine anno, presentatisi inermi e sprovveduti, a mani nude, all’appuntamento con un destino infame, sprovvisti di quella malizia e di quella pratica necessaria per rintuzzarne gli esiti catastrofici, istintivamente portati, come ha scritto De Bartoli sul Corriere, solo a documentare il pericolo anziché affrontarlo. Abbandonati dagli adulti, cioè tutti quelli che avrebbero dovuto controllare e sorvegliare la riuscita della serata, ma anche da noi padri, educatori, formatori, che forse avremmo dovuto investire maggiore energia, oltre all’ affetto e alla naturale complicità, nel proteggere e accompagnare con premura la loro crescita, nell’arginare con vigore i potenziali pericoli segnalando in tempo gli ostacoli e gli agguati inaspettati disseminati sul loro cammino imparando a sapersi difendere dalle macchinazioni di orchi arcigni e spietati. Rimane una grave colpa quella di averli lasciati da soli nello sperimentare il mondo fidandosi della morbosa e remissiva testimonianza di uno smartphone, senza aver saputo stimolare in loro la costruzione di un proprio pensiero, infondendoli più coraggio nel riuscire a nominare le parole giuste per poter interpretare i propri passi ancora incerti, incostanti, da novizi della vita. Se i mezzi educativi che li abbiamo riservato sono questi, parziali e deficitari, esiste purtroppo la possibilità che eventi così sciagurati e crudeli si possano in avvenire ripresentarsi. La nostra responsabilità di adulti in questa tragedia sta nell’aver benedetto la loro nascita lasciandoli però incustoditi nello sviluppo di una individualità forte e consapevole, confortandoli nell’idea piuttosto peregrina che è possibile gestire il mondo con facilità e spensieratezza, che sia possibile inseguire sogni sempre più aleatori e fantasiosi nel chiuso di una stanza o attraverso la santificazione di uno schermo digitale che, per sua natura, sbiadisce e non rafforza il confronto con la realtà vera che spesso si rivela aspra e terrificante, difficile da dominare se non con l’esperienza, sbattendoci il muso, con fatica e non senza sofferenza.
Certamente locali come questo di Le Constellation con uscite di sicurezza fuori norma, tavolini e capienza sopra dimensionati, controlli ammorbiditi con giro vorticoso di mazzette per chiudere entrambi gli occhi anche davanti a negligenze ripugnanti se ne trovano a iosa. Le entrate omaggio servono a questo. Per di più c’era appiccicata al soffitto una schiuma acustica in grado di attutire rumori, per cui si poteva amabilmente conversare, ma anche facilmente bruciare.
Tuttavia se l’insegnamento che noi adulti diamo ai ragazzi si presenta come un insieme inverecondo di mascalzonate come potremo suscitare in loro un’aspettativa fiduciosa verso un futuro più decoroso? Forse sarebbe il caso di recuperare una diversa modulazione pedagogica, meno sbrigativa e condiscendente, per insegnarli a formarsi una maggiore coscienza critica ed anche per confermare il loro sacrosanto diritto di inseguire i propri sogni sapendo però che non tutti possono realizzarsi nell’immediato secondo. Gli adulti che non fanno più gli adulti perdendo sempre più stabilità nel guidare la macchina del mondo in continuo cambiamento, divenuti in ambito educativo elusivi e compagnoni, figurini alla American Beauty, danneggiano la costruzione psichica dei nostri adolescenti sempre più fragili ed incapaci di difendersi dalla ferocia del lupo cattivo, temerari nel filmare la vita che scorre, prima di provare a viverla.

