Perseguendo caparbiamente il massacro del popolo palestinese lo Stato di Israele si comporta come un killer, spietato e scrupoloso, costretto a far sparire ogni trascurabile traccia dalla scena del delitto, deciso a far soccombere ogni pur minimo testimone oculare per evitare che un domani possa, crescendo, educarsi alla vendetta, rivendicare giustizia. L’opera di disfacimento della Striscia dunque sarà completata solo quando l’ultimo respiro sarà soffocato, ogni briciolo di speranza sarà frantumato.
Quando non si proverà più alcuna angoscia nel sapere di aver tolto alle madri palestinesi il privilegio di mettere a letto i propri figlioli. Tuttavia si può ridurre in macerie un intero territorio senza annientare l’identità di un popolo, senza riuscire ad estirpare l’aspro e dolente ricordo dalle sue viscere. Gli Israeliani dovrebbero conoscere l’oppressione della memoria tanto da averle dedicato una giornata di commemorazione per le sue vittime, il ricordo imperituro e raccapricciante dell'Olocausto.
Nel corso della storia non certo è la prima volta che si verifica un genocidio di massa o qualcosa di turpe che gli assomigli. I Romani non ci pensavano due volte a reprimere intere etnie, così pure Gengis Khan e i Conquistadores spagnoli. I nativi americani da padroni di un immenso continente si ritrovarono ristretti ed in pochi superstiti dentro angusti fazzoletti di terra. Non si può tenere conto delle tracce di umanità sparite, eclissate, metabolizzate dalla storia, basta pensare agli Armeni, ai Tutsi del Ruanda, alla soppressione delle tribù Herero e Nama in Namibia. Gli Ebrei, tuttavia, da martiri sacrificali del peggior crimine commesso nel Novecento, si sono trasformati in giustizieri della peggiore specie, mostrando al mondo un odio ed una ferocia che non può essere solo frutto di distorsione della fede religiosa. Si tratta piuttosto di una “nevrosi collettiva” che accomuna laici e credenti, nell’evocare la propria superiorità razziale, il primato della patria ebraica, l’edificazione della Grande Israele, la conquista della Terra Santa, a costo di far germogliare loro stessi il peggior antisemitismo “al contrario”, e sobillare un irrefrenabile sentimento di disprezzo che lo storico Jules Isaac ha chiamato “l’orrore sacro” per l’ebreo, mai completamente sopito.
In realtà la più limpida sorgente di antisemitismo sgorga dalla politica scellerata dell’attuale governo di Israele che invece di dialogo e di empatia si presenta al cospetto degli altri con un cipiglio di esclusivismo e di intolleranza. Nel tempo, con la diaspora, si è sviluppato un movimento di popolo vagante in mezzo all’Europa, che non ha mai saputo o voluto mescolarsi con le altre genti, vivendo volontariamente separato, escludendosi, estraniandosi quasi del tutto dal resto della comunità. La sua sopravvivenza, dunque, è coincisa con il separatismo. Per cui è stato fatale che presto o tardi ciò provocasse reazioni ostili di sospetti e di calunnia, di odi e di recriminazioni rendendo favorevole la nascita dell’antigiudaismo. Galli della Loggia sul Corriere ha redarguito chi si ostina a parlare di genocidio del popolo palestinese, “come se nulla fosse”, contribuendo a ridisegnare la storia, cioè a togliere qualunque eccezionalità ai drammi epocali del Novecento.
Sarebbe da chiedersi, invece, in questa attualità crudele e terrificante, con che spirito in futuro si potrà riflettere e accogliere la tragedia della Shoah, provare compassione dei vagoni blindati verso Auschwitz, ripudiare il fetore delle ciminiere, ascoltare il racconto raccapricciante dei sopravvissuti. Che senso “eccezionale” continuerà ad avere nei nostri pensieri, nei nostri comportamenti, nei nostri auspici implorare il perdono, commuoverci, per quelle vite spezzate, se adesso i persecutori sono proprio quelli per cui abbiamo lottato, abbiamo sofferto e abbiamo pregato? Se questo è un uomo, perché il Palestinese non ha il pieno diritto di esserlo? O forse per evitare di “normalizzare” quei carnefici e quei delitti dovremmo oggi chiudere gli occhi per non vedere i bambini denutriti e falciati, tapparci le orecchie per non sentire l’odore soffocante della polvere salire dai palazzi sventrati, le sale operatorie demolite dal frastuono dei missili, l’abisso profondo in cui Israele sta trascinando l’intero Occidente?

