Chi non ha mai avuto dubbi amletici nella propria vita, ostinandosi in continui ripensamenti, in forsennati contorcimenti della mente? E quanti invece si riconoscono in comportamenti donchisciotteschi, lontani da consuetudini e ripetitività, affrontando le vicende umane con un pizzico di stravagante spavalderia? Ivan Turgenev che tra i primi ha tratteggiato le differenze tra i due atteggiamenti definisce Don Chisciotte un visionario entusiasta, servitore di un’idea,
mentre paragona Amleto ad uno scettico completamente intossicato dal veleno dell’analisi, concludendo che tutti gli uomini appartengono più o meno a uno di questi due tipi, cioè che ognuno assomiglia un po’ ad Amleto e un po’ a Don Chisciotte.
Ricapitoliamo. Nel posto di guardia di un castello in Danimarca, passata la mezzanotte, il principe Amleto incontra lo spettro di suo padre che gli rivela l’orribile e snaturato assassinio subito da parte del fratello, incitandolo ad un immediato regolamento di conti. “Affrettati a farmi conoscere il misfatto, che io possa, rapido come l’ali del pensiero e dell’amore, correre alla mia vendetta”. Sembra deciso Amleto e tutto lascia presagire ad una risoluzione veloce quanto spietata. Di cos’altro avrebbe avuto bisogno per scrollarsi di dosso quel mostruoso fardello?
Invece niente: impreca, si dispera, dubita del proprio essere fino a pensare al suicidio (oh! se l’eterno non avesse opposto la sua legge al suicidio..) poi si ferma, riflette, ma non si decide, sente il fuoco bruciargli dentro, ma non agisce; allontana da sé fino quasi a dimenticarsene quello che è il suo unico obiettivo cioè quello di uccidere il re usurpatore. La sua premura non sembra più quella di vendicarsi ma quella di definire ed analizzare minuziosamente la verità, reindirizzarla all’infinito; ritarda e rimanda di continuo l’esecuzione perché non vuole accettare la realtà, non vuole conoscerla, affrontarla…. Alla fine, comunque, muoiono tutti, anche lui, la morte sopraggiunge ignara e quasi senza senso, senza un vero motivo, senza “il vero” motivo. Il destino si compie, ma non è quello desiderato da Amleto.
Quasi nello stesso istante, un altro personaggio El ingegnoso hidalgo Don Chisciotte riceve un’altra rivelazione. La riceve dai libri, divorando i libri sulla cavalleria; (intere generazioni hanno costruito attraverso la lettura dei libri un proprio modello di vita e di pensiero, oggi con l’uso dell’iPad si riesce meno). Non ci pensa su due volte: si veste con l’armatura di cavaliere, afferra la lancia, impugna lo scudo, assolda uno scudiero, sella il Ronzinante e parte per la sua affascinante e impareggiabile avventura. Non ha una meta precisa ma è sicuro di trovarla perché il suo fine è raddrizzare i torti, sventare le ingiustizie. Questa è la sua meta, questo il suo palpitante sogno. Mentre Amleto ricorda agli amici: “Un sogno non è che un ombra” Don Chisciotte rovescia lo schema affermando che il sogno non è che vita e senza sogno la stessa vita sarebbe un’ombra.
Il primo osserva in solitudine e distacco lo scorrere problematico della sua esistenza attendendo soluzioni e decisioni dalle vicissitudini degli altri, mentre il secondo non solo inventa di sana pianta le vicende della propria vita ma detta i tempi anche alla vita degli altri, insistendo nel voler vedere eserciti al posto di greggi, giganti al posto di mulini al vento, bacinelle di barbiere nell’elmo dorato di Mambrino…..si tratta di follia vera e non di follia finta come quella simulata da Amleto utile forse a coprire la sua indifferenza, il suo torpore, utile a prender tempo, incaponendosi in riflessioni ossessive e inconcludenti; Don Chisciotte invece è proprio un matto ispirato, di una ispirazione che diventa prezioso e generoso godimento per sé e per gli altri, ispirazione che illumina le magnificenze dell’anima, per cui ogni giornata vale la sua pena.
E poi l’amore. L’amore vacuo e incerto di Amleto verso Ofelia verso cui non mostra mai sentimenti di ardore e desiderio, ma solo frasi oscure e distaccate, senza slancio e senza dono. L’amore in Don Chisciotte è presente a tutto, perché senza Dulcinea (inaudita bellezza....) egli stesso non può esistere…. “togliere ad un cavaliere errante la sua dama è togliergli gli occhi con cui si guarda e il sole con cui si illumina e il cibo con cui si alimenta”. Ecco l’amore struggente e fulgido che trasforma persino una donna inventata e piena di fumo in una compagna di viaggio insostituibile.
E’ sorprendente infine come questi due personaggi così diversi e antitetici tra loro siano comparsi nello stesso identico periodo, ad inizio del 1600, a distanza di pochi mesi uno dall’altro ma in luoghi, almeno a quel tempo, parecchio distanti (Inghilterra e Spagna); e che, per una coincidenza altrettanto suggestiva gli autori delle loro storie, Shakespeare e Cervantes, sono poi morti entrambi nell’Aprile del 1616, a distanza di qualche ora.
Annota Turgenev che nella sua epoca, metà dell’Ottocento, erano molto più numerosi gli Amleto che i Don Chisciotte, tuttavia i Don Chisciotte (sembra che lo dica sospirando) non sono del tutto spariti…….. Anche ora, in questo mondo così turbato e imprevedibile, sicuramente è così; si avverte malgrado tutto la presenza prorompente di qualche bizzarro cavaliere errante che ci sprona a non rendere monotono e asfissiante il nostro destino e ci suggerisce di ricorrere a tutta l’audacia e alla volontà dei visionari, per rendere fertili e rigogliose “realtà” che appaiono a prima vista impossibili da immaginare.

