A tratti si torna a discutere "anche" di scuola, Per tutti rappresenta una priorità nazionale ma la concentrazione dei nostri politici sullo stato dell' istruzione in Italia resta altalenante, contraddittoria, ancora marginale e circoscritta a qualche spunto polemico, una volta sui precari, una volta sulle supplenze,
una volta sulla questione ridicola degli scatti al personale scolastico o, ancorasulla procedura concorsuale per la nomina della presidenza Invalsi.Ancora qualche giorno fa il ministro della Pubblica Istruzione Carrozza ha lanciato una consultazione plenaria, una specie di sondaggio on line con 10 quesiti su cui esprimere la propria opinione riguardo ai cicli' scolastici e alle nuove materie di insegnamento. Il progetto si presenta come una mega diagnosi dell’universo scolastico sulle cui risultanze il ministero vorrebbe poggiare la sua proposta di riforma globale. Una sorta di «Costituente - ha dichiarato - che dovrebbe riscrivere i programmi della scuola e dell'università con il contributo di studenti, insegnanti e intellettuali».
Ora, non è per banalizzare, ma credo che un buon professore di scuola media o una preside mediamente preparata o persino un bidello di lungo corso sarebbero in grado oggi di illustrare compiutamente i mali atavici e, probabilmente, indicare anche alcune urgenti correzioni da apportare ad una scuola pubblica paralizzata, quasi rinchiusa in sé stessa. decadente. Sarebbe anzi auspicabile una sferzata, una iniziativa incisiva di rilancio, uno sforzo collettivo straordinario, al pari o forse maggiore di quello esibito sulla crisi economica perché, come si è detto, l'ignoranza è certamente più devastante della miseria; d'altra parte spunti e riflessioni non mancano. come analisi e studi approfonditi, ricerche e pubblicazioni di esperti pedagoghi, documentazioni e dibattiti da cui si potrebbe immediatamente ripartire, senza ulteriori rimandi.
Investire, da subito, ad esempio sullo stato di formazione dei professori la cui interazione con gli studenti sembra irreparabilmente appiattita su programmi e lezioni predeterminate, disinteressati sempre più, e nonostante il loro riconosciuto impegno che va comunque sottolineato, alla loro funzione educativa utile a far maturare nei ragazzi una propria visione, un proprio gusto. utile a suscitare in loro un interesse, ad immaginare un destino; lo spiega bene Umberto Galimberti nel libro: L'Ospite inquietante (Feltrinelli) .... "la scuola svolge programmi ministeriali, perché ritiene che il suo compito non sia propriamente quello di educare, ma unicamente quello di istruire, essendo l'educazione, nella falsa coscienza dei professori" un derivato necessario dell'istruzione .... è semmai l'istruzione un evento possibile ad educazione avvenuta".
Provare a recidere il legame quasi inscindibile dell'istruzione con la logica del profitto che tiene in massimo conto le quantità di finalizzazioni, di diplomi e lauree. trascurando la qualità complessiva dell'offerta proposta nei vari livelli dell'insegnamento, rincorrendo contributi e finanziamenti ed esagerando con inserzioni pubblicitarie o peggio; facendo a gara per accaparrarsi più studenti. Per non parlare del falso mito della specializzazione. anche questo mediato dal mondo del business, per cui lo studio deve servire soprattutto a trasmettere conoscenze tecniche e sfornare buoni professionisti, abili e competenti nella propria attività, nel loro mestiere, trascurando che dietro ogni essere umano c'è qualcosa di essenziale che va molto al di là del suo stesso mestiere che va scoperto, va sollecitato.
Sarà forse per questo motivo che i nostri figli studiano e fanno i compiti come se dovessero timbrare il cartellino, programmando gli anni trascorsi nella scuola sulle esigenze di noi genitori, su priorità di altri. con disciplina e poco entusiasmo; mandando a memoria le quattro nozioni oggetto della lezione e vivacchiando su programmi di istruzione costruiti sempre più al ribasso permettendo a loro di non affaticarsi troppo e alla società di lavarsi la propria coscienza. Ed è anche per questo che i nostri figli, un attimo dopo aver conseguito la laurea, si fermano, si bloccano, si sentono scarichi, indolenti forse annichiliti perché hanno imparato a rispondere alle domande sempre più lievi delle interrogazioni, hanno visionato migliaia di slide e risposto a decine di quiz, ma non hanno trovato il modo negli anni scolastici di ragionare su loro stessi. sulla loro identità, sulla dimensione del loro spirito. Piombano nel vuoto, non hanno curiosità, non hanno ambizioni, restano attoniti davanti ad un muro di società che gli abbiamo costruito attorno e che la scuola non è riuscita a dare loro: i mezzi per farlo saltare. Questo dovrebbe insegnare la scuola: dare gli strumenti ai ragazzi di saltare l'ostacolo.

